Università di Chicago: l’importanza dell’educazione musicale

Università di Chicago: l’importanza dell’educazione musicale
23 dicembre 2016 phil

Riportiamo un articolo dal sito di RAI Super Quark sull’importanza dell’educazione musicale.

“Sappiamo che il nostro cervello, alla nascita, ha già grandissime potenzialità. Il suo sviluppo dipende da come lo stimoliamo e da cosa ci mettiamo dentro. Questo vale particolarmente nella prima infanzia, ma anche durante tutto il periodo in cui la formazione nervosa del cervello continua a maturare, cioè per tutta l’adolescenza.

Gli stimoli e gli apprendimenti sono tanti, in questo periodo, in famiglia, a scuola, nel rapporto con i coetanei, nelle cose lette e nelle esperienze fatte. La musica, in tutto questo, quale ruolo può avere? Suonare uno strumento, in qualche modo arricchisce i circuiti cerebrali? Qualcuno si è posto la domanda, e ha trovato anche alcune risposte attraverso lo studio comparato tra chi aveva imparato la musica da piccolo e chi no.

E’ successo alla North Western University di Chicago, dove un gruppo di ricercatori diretti da Nina Kraus ha studiato soggetti di diverse età che avevano imparato la musica da piccoli oppure che non l’avevano mai imparata. Ebbene, registrando le reazioni cerebrali a vari suoni si è visto che le persone con un esperienza musicale precoce mostravano risposte molto più chiare e definite di chi invece non aveva alcuna esperienza. Come se la musica avesse stimolato il cervello nella fase di maturazione, durante l’infanzia, a stabilire connessioni molto più  efficaci per elaborare i suoni in arrivo dal mondo esterno.

La musica e il parlare sono diversi ma anche simili, e sembra che l’esperienza musicale migliori la capacità cerebrale di elaborare le parole e di comunicare in generale. Dalle ricerche condotte da Nina Kraus sono emersi anche altri vantaggi in chi ha studiato musica precocemente.

La capacità ad esempio di riconoscere motivi ricorrenti. E una memoria sonora in grado di richiamare e riconoscere con sicurezza suoni, timbri o le più varie melodie o le armonie. Ancora un altro vantaggio, che raccontava Nina Kraus riguarda il deteriorarsi dell’udito con l’età. Nelle persone che hanno studiato musica e suonato almeno da giovani, in media, questo declino è  meno pronunciato, proprio perché si parte da una capacità molto più alta di selezionare e discriminare i suoni importanti dal rumore di fondo. Insomma, qualsiasi attività che impegni il cervello, specialmente nella sua fase di maturazione, probabilmente ne migliora le funzioni.

Tuttavia, come stanno dimostrando questi studi, la musica con la sua complessità che richiede memoria, percezione uditiva, capacità motorie e immaginazione è una delle attività più adatte a sviluppare le potenzialità cerebrali. E oltre tutto è anche un divertimento e un piacere, specialmente se fatta con gli  altri, suonando insieme”.